L'uomo possiede una caratteristica biologica unica: ricava "piacere fondamentale dal padroneggiare le sfide a cui si sottopone volontariamente," secondo Pietro Trabucchi nel libro Opus. Solo l'essere umano dispone di strutture cerebrali che permettono di rimandare la gratificazione per lunghi periodi, impegnandosi in sfide incerte e immateriali realizzabili dopo anni.

Posticipare la gratificazione: il ruolo della neocorteccia

La neocorteccia, in particolare la corteccia prefrontale, rappresenta la struttura cerebrale fondamentale per rimandare la gratificazione e dedicarsi a lunghi periodi preparatori. Una funzione cruciale della corteccia prefrontale consiste nell'inibire e modulare gli impulsi delle parti cerebrali più antiche, responsabili dei meccanismi istintivi.

Diversamente dagli istinti, che risultano "preinstallati" e immediatamente operativi, "la corteccia prefrontale e le sue funzioni vanno allenate." Senza questo allenamento, la volontà e l'autoregolazione fondamentali per posticipare la gratificazione non vengono apprese. È un muscolo cognitivo che si sviluppa attraverso la pratica deliberata.

Il wanting e la dopamina

La spinta all'esplorazione rappresenta un'estensione del sistema motivazionale che spinge l'animale a esplorare e dominare l'ambiente identificando risorse, minacce e opportunità. I neuroscienziati denominano il piacere derivante da tale ricerca "wanting, o piacere anticipatorio," distinguendolo dal piacere consumatorio.

Mentre il piacere consumatorio nasce e finisce con il consumo, il wanting riguarda il desiderio, persistendo fino al conseguimento dell'obiettivo e raggiungendo il massimo al successo. Chimicamente, il wanting si basa sulla dopamina. Quando si conquista un obiettivo, avviene un picco nel rilascio dopaminergico o "snapshot". "Gli snapshot dopaminergici sono alla base delle passioni," fissandosi come ricordi piacevoli che spingono a ricercarli nuovamente. Quanto più sfidante risulta l'obiettivo, tanto maggiore sarà l'attivazione dopaminergica.

I "booster" umani della motivazione

La scarica dopaminergica da sola non basta per mantenere la motivazione durante sfide lunghe e difficili. "Le mete che richiedono sforzi intensi per lunghi periodi di tempo non sono alla portata del semplice meccanismo dopaminergico." I "booster" umani della motivazione consentono tre comportamenti molto recenti nell'evoluzione:

  • Capacità di rimandare la gratificazione
  • Capacità di iperinvestire in termini di sforzo e impegno
  • Capacità di regolare con precisione l'attenzione

La legge della passione

La legge della passione sostiene che "l'automotivazione è composta da due fattori": il primo associato al desiderio, al piacere e al sogno da realizzare, basandosi neuralmente sul sistema dopaminergico. Il sogno o il desiderio da soli risultano insufficienti; occorrono gli strumenti per concretizzarli — perseveranza, volontà, autodisciplina, capacità di autoregolarsi; in sintesi, resilienza. Questi strumenti costituiscono il secondo fattore, appoggiandosi neuralmente sulla neocorteccia. Affinché la passione funzioni, deve comprendere entrambi i fattori.

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